L’AUMENTO DEI TASSI DEI MUTUI DOPO I RIALZI DEI TASSI DELLA BCE: DOMPODOMANI

Le rate dei mutui stanno salendo e continueranno a salire con ogni probabilità, perché il mercato degli Euribor, gli indici interbancari utilizzati dalle banche per calcolare le rate dei prestiti indicizzati è proiettato al rialzo nei prossimi 9 mesi, andando ad ipotizzare che la banca centrale europea aumenti i tassi nei prossimi meeting portando il costo del denaro oltre il 2%.

Si tratta chiaramente di uno scenario base che sarà soggetto a modifiche in base ai prossimi dati macro, in particolare quelli relativi all’inflazione balzata ad agosto al 9,1% record per l’eurozona, e così la BCE ha usato il pugno duro alzando i tassi di 75 punti base come non era mai accaduto da quando l’euro è diventato moneta unica. Questa mossa impatterà sulle prossime rate di chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile ancor di più per chi ha agganciato all’Euribor a tre mesi anziché all’indice mensile, che sta inglobando in anticipo anche altre manovre restrittive della BCE che viaggia allo 0,836% più caro di quella a un mese allo 0,71%.

Il calcolo della rata però dipenderà anche dalla durata residua, vale a dire che chi sta rimborsando un variabile ma ha superato la metà del piano di ammortamento, avrà un impatto inferiore in quanto ha già pagato una quota consistente degli interessi calcolati in base al metodo per cui le banche fanno profitti decrescenti e quindi incrementano più interessi nella prima parte di vita del mutuo.

 Possano invece dormire sonni tranquilli coloro che hanno imbarcato un mutuo a tasso fisso accettando di pagare un po’ di più del variabile al momento della stipula ma che ora assistono da spettatori a questo rialzo dei tassi forti dell’assicurazione implicita sottoscritta attraverso il tasso congelato.

Il quadro sta però profondamente cambiando per coloro che sono fuori dal mercato ma stanno in questo momento valutando di stipulare un finanziamento ipotecario: l’obiettivo cioè della BCE che alzando i tassi confida di frenare la domanda aggregata al fine di raffreddare l’inflazione.

I nuovi mutui a tasso fisso viaggiano ormai oltre il tre 3%, 12 mesi fa erano anche sotto l’1%, e questo perché non stanno salendo solo gli indici Euribor ma anche i tassi interbancari utilizzati dalle banche per determinare il tasso fisso; basti pensare che si trattava di indici che fino a vent’anni erano allo 0,6% mentre adesso passa sui monitor finanziari al 2,42%. Di conseguenza si sta ampliando la forchetta in partenza tra mutui variabili, che partono da un taeg dell’1,3% e fissi che come detto hanno superato la barriera del 3%. Questo divario sta spingendo la domanda verso il variabile ormai siamo al 50% delle richieste quando l’anno scorso erano inferiore al 5%, nonostante si sia consapevole che la BCE alzerà ancora i tassi e che probabilmente quell’1,3% si potrebbe avvicinare al 3%.

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